Ahia! Che male...

Copertina del libro Maria Luisa Algini, Le ferite invisibilidi Flaminia Morandi – Guardando i piccoli che sbarcano sulle nostre coste e nella traversata hanno perso la mamma o il papà, come uno schiaffo torna a colpirci uno dei dolori impossibili nella vita di un bambino. Sembrava, l’orfanità, il ricordo di un tempo passato in cui le mamme morivano presto dando alla luce un figlio o uccise dalla fatica, e i padri finivano presto assassinati da una guerra. Invece eccoli di nuovo fra noi, i piccoli orfani.

Cosa succede in un bambino che fa l’esperienza della morte? Nessuno lo sa, dice una psicanalista profondamente onesta, Maria Luisa Algini, che da molti anni lavora con bambini e adolescenti feriti dal lutto. Quello che emerge all’esterno, spesso non subito, sono solo i sintomi del dolore. A Kirikù, il nome è fittizio, scoppia dentro una specie di cattiveria. A scuola è ingestibile, è iperattivo, a casa urla, insulta la mamma, l’unico genitore rimasto. Il papà vero, di cui nessuno parla, è morto quando lui era piccolissimo; e poi è morto anche il compagno della madre, proprio quando Kirikù cominciava a tessere un rapporto con lui. Joker, altro nome paravento, dice parolacce a getto continuo, è sadico e vendicativo con i compagni proprio come Joker, l’eroe dei fumetti di Batman, che è felice solo quando riesce a vendicarsi. Perché, dice, più cose uno distrugge, più vale. Quando il papà è morto improvvisamente, era il giorno di Natale e Joker aveva cinque anni. Ora che ne ha nove, a scuola per caso è venuto a sapere dai compagni che i morti stanno al cimitero, e quindi anche il suo papà; ma lui non sapeva cos’era un cimitero, non ne aveva mai visto uno. Dopo la morte della mamma Viola ha col papà un rapporto totale, esclusivo, viaggiano insieme, dormono insieme. Fino a che il papà incontra una donna che diventa la sua compagna e la spodesta dal letto del padre. Il mito di Viola diventa allora Violetta, l’eroina di una telenovela argentina, che fa e disfa legami amorosi, seduce, abbandona, sicura che nessuno la tradirà mai.

Viene una domanda: come avrebbero vissuto il loro terribile lutto dei bambini abituati a pregare, cioè a vivere un colloquio interiore con un amico che abita dentro, morto per amore? Bambini abituati al rito che consacra ogni momento della vita, bello o brutto che sia? Che lo offre per riceverlo trasfigurato? Viene in mente l’agonia di Olivier Clément con gli amici che cantavano intorno al suo letto e i nipotini con le candele accese. Solo Sarah, nove anni, era concentrata a fare un disegno: c’è nonno Olivier con in mano un rosario cattolico e al collo uno ortodosso che tende la mano verso Cristo, che gliela afferra. Ma le due mani sono un unico ramo d’ulivo, nato dalla croce rovesciata. Mentre il nonno sta spirando, accanto al disegno Sarah scrive con grafia infantile: “Oggi sarai con me in Paradiso”.







Rubrica di NUOVO PROGETTO

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