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A portata di tasto

Si può trasmettere speranza, usando la tecnologia? E come cambierà l'informazione? Se lo chiedeva già 30 anni fa uno dei maestri dell'Arsenale, Giorgio Ceragioli.

di Giorgio Ceragioli - Sono seduto al mio tavolo di lavoro e cerco di raccogliere idee per un articolo. Penso che dovrei leggere qualche pagina di due o tre libri che ho sullo scaffale. Potrei anche fare due o tre telefonate per sentire il parere di amici esperti. Una buona idea sarebbe quella di prendere il tram e correre alla Biblioteca Nazionale. Un altro importante canale di informazione per l’argomento che devo trattare è un istituto di ricerca che ha sede presso Milano: una corsa in treno e potrei concludere tutto in mezza giornata. Oppure, con un po’ di fortuna, potrei trovare notizie recenti in una qualche trasmissione televisiva.

Libri e biblioteche; telefono, radio televisione; treno, tram, auto: ho tutta una rete di strumenti per raccogliere idee ed informazioni. C’è, però, qualche complicazione possibile.

Mi pare d’aver letto di uno sciopero dei treni: sarebbe un bel disguido. D’altronde i treni sono spesso in ritardo e arrivare a Milano mezz’ora dopo può voler dire perdere una buona coincidenza e far saltare mezza giornata. Inoltre non ricordo bene l’orario della Biblioteca Nazionale e non vorrei che oggi fosse giorno di riposo. Devo poi non dimenticare la tessera di riconoscimento altrimenti non mi danno i libri...

Le notizie che mi interessano ci sono, ma il raccoglierle è, certamente, meno facile del previsto. Sarebbe bello rendere il tutto meno complesso: è una speranza di semplificazione che vorremmo veder attuata. I modi per realizzarla sono per lo meno due.

INUTILE ZAVORRA

Il primo è drastico: eliminare il bisogno di informazioni, accettare di sapere di meno, di conoscere di meno. È una via dura, in parte accettabile, in parte da rifiutare. Troppo spesso ci carichiamo di troppi pesi. Pensiamo che sia indispensabile conoscere cose di cui potremmo benissimo fare a meno. Ci lasciamo sommergere dal consumismo dell’informazione, sopraffare dalla moda, dalla frenesia di sapere tutto, di essere alla pari in tutto.

È certamente uno sbaglio. Possiamo semplificare la nostra vita, rifiutando questa spirale di falsa cultura, questa indigestione di notizie, informazioni, dati, che alla fine servono ben a poco. È chiaro che bisogna riconoscere i nostri limiti, scegliere, cercare di dominare gli strumenti e non essere dominati, individuare le cose che servono veramente e lasciar perdere le altre. È un modo drastico ed estremamente produttivo; è quello usato dai santi, dai contemplativi in particolare. Le ore di meditazione e di preghiera non sono certo vuote di informazione, pur se il tipo di informazione è diverso da quello classico: infatti anche se i contemplativi non conoscono il primato del lancio del giavellotto o l’ultimo disco di Bennato, conoscono altre cose, raccolgono un’enorme quantità di informazioni attraverso l’attento ascolto della voce dello Spirito.

Può darsi che il paragone sia un po’ strano e, forse, un po’ irrispettoso, ma sono proprio i contemplativi che ci suggeriscono il secondo modo di procedere per semplificarci la vita nel campo dell’informazione: stare a casa e raccoglierla.

BASTA PREMERE UN BOTTONE

Al posto di cercare i libri, sceglierli, sfogliarli e leggerli; al posto di usare telefono, tram, treno, al posto di muoversi, affannarci: starsene a casa, dire che cosa si cerca e aspettare che la comunicazione arrivi.

È il modo tecnologico: è il fornirci del terminale di un computer, attraverso il quale essere collegati alle banche-dati che ci interessano; è premere una tastiera, dare le istruzioni al calcolatore e aspettare che le informazioni compaiano sul video o vengano battute sui fogli della stampante.

È un’utopia?

Ormai sappiamo che è una realtà per pochi, oggi, ma rapidamente in espansione, se non a casa per lo meno nel luoghi di lavoro.

D’altronde negli USA – quasi ovviamente – gli inquilini di un nuovo condominio di 52 appartamenti quando sono entrati nelle loro nuove case hanno trovato, insieme al frigo, alla lavabiancheria, al gas, anche il terminale del computer attraverso il quale farsi arrivare le notizie a casa invece di andarle a cercare.

Perché non tutti sono contemplativi.

Perché in molti lavori è necessario avere informazioni rapide e sicure, specie se si vuole migliorare il lavoro che si fa, renderlo più utile per sé e per gli altri.

Perché la scienza può collaborare nel semplificare la vita, se la si usa a questo scopo.

Il secondo modo per far ciò è proprio così, usare la scienza, usare la tecnologia, sfruttarle, metterle a servizio di nuove esigenze, di nuovi modi per attuare il compito dell’umanità: espandere la vita, la coscienza, l’amore; usando – nell’amore e con amore – di tutto ciò che abbiamo a disposizione.

PER COSTRUIRE IL MONDO

La nuova tecnologia ci dà speranze in questa direzione, perché i suoi strumenti possono essere usati per darci più libertà, più possibilità di amare, ed anche più possibilità di pensare, di essere anche noi, gente comune, per lo meno un po’ dei contemplativi.

Siamo sommersi dalle informazioni, dobbiamo sceglierle, riemergere per non esserne sopraffatti. Ma abbiamo bisogno di informazioni, per svolgere meglio il nostro lavoro, aiutare meglio il prossimo, amare di più: ed allora dobbiamo usare i mezzi che abbiamo per ottenerlo in modo semplice, non alienante, non disumano.

La tecnologia avanzata, avanzatissima – se la vogliamo usare in questa direzione – può aiutarci a comporre questa apparente contraddizione, a rendere compatibile il rifiuto del superfluo, del disumanizzante, con l’uso appassionato della conoscenza per costruire il mondo.

Perché un po’ di passione per il mondo bisogna averla, se riteniamo valga la pena costruire in esso, amare le cose che ci offre, le persone cui camminiamo fianco a fianco.

Qual è il mistero delle stelle? Perché un filo d’erba è diverso da un altro? Quali sono i colori dell’ala di una farfalla? Come nasce un bambino?

Perché i cinesi si capiscono quando parlano e pensano cose che anche noi pensiamo? Qual è il destino dell’uomo? Come fare a dar da mangiare alle centinaia di milioni di uomini che muoiono di fame? Come fare ad insegnare a parlare ad un muto?

C’è una quantità enorme di cose belle, interessanti, importanti da sapere, da scoprire, da fare, tanto che un proverbio piemontese dice che c’era una vecchia che non poteva mai morire, perché ogni giorno aveva una cosa nuova da imparare.

Semplificare l’informazione non è solo eliminare quella inutile, ma è anche accedere più facilmente a quella utile: e dell’una e dell’altra ce n’è, in giro, moltissima.

Speciale - Dentro le notizie - 9/9

Nuovi media, nuovi mercati, nuove opportunità. Il mondo dell’informazione è al centro di una svolta. Cambia tutto, ma non le ragioni di fondo, le esigenze di chi informa e di chi è informato. Andare dentro una notizia, oggi più di ieri, significa farsi carico di questa responsabilità. Perché la buona informazione deve essere semplicemente a servizio. Dell’uomo e di nessun altro.