Sermig

Il tempo dell’azione

di Gianfranco Cattai - La crisi come opportunità: la cultura del dono può diventare la chiave per costruire insieme il bene comune.
Secondo il prof. Stefano Zamagni (foto) il cosiddetto Terzo Settore potrebbe contribuire efficacemente a costituire una soluzione alla disoccupazione giovanile. Quel Terzo Settore che dovrebbe potersi sedere attorno al tavolo con i rappresentanti del primo e del secondo ed essere da questi riconosciuto. Zamagni parla di sussidiarietà circolare. Il sogno è questo: diventare realisticamente un soggetto propositivo, creativo, realizzatore di una speranza per il futuro dei giovani. Non assistere impotenti al fatto che i nostri giovani, i nostri figli, debbano vivere per anni la precarietà, l’incertezza, l’instabilità. Il sogno è anche che noi del volontariato, del Terzo Settore riusciamo ad essere elemento propulsore, creativo per un oggi di speranza. Se è vero, com’è vero, che le antenne in Italia del Terzo Settore sono 97.000 non è pensabile che ci sottraiamo a questo imperativo.

Il card. Dionigi Tettamanzi ci ha stimolato con il suo contributo Non c’è futuro senza solidarietà: “La solidarietà non risponde solo a bisogni puntuali, bensì costruisce una società più giusta, più equa. È via irrinunciabile per poter sperare ancora nel futuro, per uscire dalle pesanti difficoltà presenti. A condizione che la solidarietà non sia un gesto episodico di alcuni ma un atteggiamento condiviso”.

Certo serve creatività per trovare soluzioni innovative a vecchi e nuovi problemi, per affrontare le emergenze evocate da una società che si trasforma con eccezionale rapidità. Provo a fare un esempio. Mi interrogo spesso sulla considerazione di molti giovani che dichiarano di non sposarsi perché non hanno i soldi per pagare l’affitto. Un atteggiamento di solidarietà e creatività non dovrebbe portarci a trovare soluzioni di prossimità e di comunità per invertire questa tendenza? Se sappiamo, come sappiamo, che la crisi mangia la ricchezza delle famiglie e che la condizione dei giovani erode il patrimonio accantonato dai genitori, non dovremmo progettare soluzioni alternative piuttosto che subire lo status quo? Gli economisti ci hanno insegnato che il modello di rapido sviluppo dell’Italia nel dopoguerra era basato sull’economia famigliare: non sarà il caso che proprio le famiglie inaugurino una fase di innovazione garantendo ai giovani che vogliono mettere su famiglia un prestito d’onore per pagare l’affitto? Preferiamo tenere i soldi in banca pagando per il loro deposito? Noi del Terzo Settore, insieme alle famiglie, non riusciamo ad inventare economie di comunità e di prossimità che vadano in tal senso? Non riusciamo a fare accordi con le banche, soprattutto quelle che propongono conti etici? O semplicemente non abbiamo attivato quello spirito di volontariato creativo e propositivo che è insito nel dna della nostra storia? Dobbiamo fare appello a quel volontariato che attinge alla cultura del dono. Quel volontariato che gli studiosi indicano come laboratorio di creatività e conseguente rapidità di azione. Quel volontariato che è anticipatore di politiche. Nel caso citato, per esempio, si potrebbe dire che da tempo in Italia attendiamo l’implementazione di una politica a favore dei giovani e delle famiglie, politica che in Francia, una volta adottata, ha invertito il trend demografico. Oggi però non è più il tempo dell’attesa, è il tempo dell’azione. A proposito di creatività e innovazione mi ha sorpreso l’esperienza di quel giovane che nell’estate scorsa si è inventato un lavoro andando a innaffiare le piante di quanti, residenti nel quartiere di San Salvario di Torino, erano lontani da casa perché in ferie. Geniale. Il segreto vero è consistito nel rapporto di fiducia stabilito con le famiglie: gli hanno dato le chiavi di casa! Certamente affidando anche il compito di segnalare eventuali anomalie che si fossero verificate in casa. Proprio bravo.

Che bello sarebbe se il Forum Nazionale del Terzo Settore, la Consulta Nazionale del Volontariato del Terzo Settore, il CSVnet che raccoglie l’insieme degli 80 centri di servizio del volontariato su scala nazionale, promuovessero banche dati accessibili, sintesi di esperienze innovative e di controtendenza! Che bello sarebbe se riuscissimo tutti insieme a far passare attraverso i media questa cultura del possibile, della speranza!
Che bello sarebbe se potessimo inaugurare a livello nazionale la giornata delle visite alle nostre associazioni del volontariato e del Terzo Settore. Che bello sarebbe se vivessimo di più il nostro essere in rete con un desiderio forte ed espresso di contaminazione tra di noi e di convivialità di rapporti.

Che bello sarebbe se, noi, uno dei tre pilastri della società, potessimo decidere di scendere in piazza, una volta l’anno, in modo unitario, in 10.000 persone o più, non per richiedere né per rivendicare, ma per testimoniare che ci siamo, per far festa.
A Torino, lo scorso giugno, qualcuno ci ha provato, ottenendo anche considerazioni significative: ne citiamo due, tra le tante, perché significativi anche i loro autori. Tiziana Nasi, tra i molti titoli quello di presidente delle paraolimpiadi invernali del 2006: “Grazie per oggi. È stato veramente bello, allegro, coinvolgente. L’importanza del volontariato non è più sconosciuta a nessuno, ma mostrarla, presentarla in modo così positivo è stata una bellissima idea”. E ancora Renzo Trinello, una pietra miliare del volontariato italiano: “Desidero esprimere i più vivi complimenti e il compiacimento per tutto l’intenso impegno che, attraverso la ben riuscita conferenza stampa è culminato nella bellissima, gioiosa e soprattutto non retorica giornata in piazza. Mi sembra che la gente abbia apprezzato questo taglio assolutamente congeniale all’essere del volontariato”.

Senza dimenticare i compiti istituzionali di rappresentanza, di lobby, che ci siamo dati come aggregazioni di secondo e terzo livello a scala regionale e nazionale, senza dimenticare i mille aspetti che ci caratterizzano, su cui troppo sovente ci permettiamo di attardarci per dividerci, mi pare urgente preoccuparci del fatto che i cittadini del nostro Paese dovrebbero al mattino poter aprire il giornale potendo leggere che noi, il mondo del volontariato e del Terzo Settore, abbiamo proposto e trovato soluzioni nella logica del bene comune e dell’interesse generale. Sarebbe bello se la sera quando andiamo a dormire ciascuno abbia consapevolezza che proprio in quel momento molti volontari in tutta Italia – di giorno farmacisti o commercialisti, impiegati, manager… – stanno dedicando le loro notti di sonno per accompagnarci in autoambulanza a qualche pronto soccorso in caso di bisogno. E che in ospedale accanto allo specialista e all’infermiere possiamo trovare una persona, volontaria ospedaliera, che molto discretamente ci chiede se ci occorre qualcosa, magari una semplice telefonata ai nostri cari.

Responsabilità che abbiamo nei confronti del nostro Paese e della nostra comunità. Ma non solo. Ci sono giovani democrazie, Paesi del bacino del Mediterraneo che si interrogano sul nostro modello italiano e che noi dobbiamo saper raccontare e mettere a disposizione perché ciascuno autonomamente possa operare le proprie scelte. L’improvvisa scarsità di risorse – che per alcuni era evidente da molto tempo – ci permette di poter collaborare meglio con chi di risorse non ne ha mai avute. Convinti che ci può essere un futuro grazie alla solidarietà!