Sermig

La fine della saggezza

di Andrea Gotico - Siamo tutti, chi più chi meno, cresciuti convinti che invecchiando saremmo diventati più saggi. Tutti quanti come Obi Wan Kenobi, tante barbe bianche e lunghe. Lente boccate di pipa davanti al camino. Lunghe pause, poche parole ma quelle giuste. Ogni ruga al suo posto, sguardi fieri come Clint Eastwood. Al modo di Bruce Springsteen alle prese con il fantasma di Tom Jod. Monaci Shaolin. Trappisti alla ricerca dell’essenza delle cose. Uomini silenziosi in cima a montagne e in mezzo ai boschi. Facce serene che giocano con i bambini nel parco.
Capi villaggio sperduti nella Savana. Contadini spaccati dal sole che a novant’anni amano ancora la terra. Uomini senza fretta, in fila alle poste. Maestri che hanno voglia di imparare. Uomini che abbracciano alberi… in bicicletta, felici dei propri acciacchi. Con queste e mille altre immagini siamo cresciuti, e di certo nessuno di noi, neanche nei peggiori incubi, ha immaginato di vedere il proprio nonno con la faccia di plastica, senza rughe, con il botulino nelle labbra e in ogni dove.
È completamente fuori dalla nostra logica pensare a nostro nonno senza pancia che finge di essere un diciottenne; il nostro nonno è il vecchio saggio con la pancia a cui chiedere consiglio, nessuno di noi lo immagina con i jeans a vita bassa, allampanato in riva ad una piscina con il martini sulla destra e una sedicenne sulla sinistra. Nostro nonno nella vita reale ha la vanga sulla destra e la nonna alla sinistra. Certo siamo tutti cresciuti pensando che a governarci sarebbe stato un uomo capace di invecchiare. È assolutamente fuori dalla nostra logica il contrario. Ma il problema non siamo noi che abbiamo avuto dei nonni con le rughe, sarà dei nostri figli ai cui nonni avranno tolto anche quelle!
Mio nonno lo diceva spesso: “Nella capacità di accettare le nostre rughe, capiremmo che cosa abbiamo fatto della nostra vita”.

ORZATA CON LATTE – Rubrica di Nuovo Progetto