Sermig

Con passione

di Mauro Tabasso - Anche la musica (R)esiste, proprio come l'amore.
Musica variabile, questo il titolo dell'ultimo concerto che abbiamo effettuato con l'Orchestra giovanile e il Coro dell'Arsenale della Pace. Era fine giugno se non ricordo male, e dal momento che l'evento si sarebbe svolto all'aperto e fino all'ultimo non sapevamo se il tempo sarebbe stato clemente o meno, quello ci sembrava un titolo simpaticamente appropriato. Poi a pensarci bene ci siamo resi conto che non era solo appropriato, ma anche che celava una sua profonda verità. Se non fosse variabile, sarebbe infatti (per definizione) sempre la stessa musica. Dico...

Dopo un po' sai che pizza? La musica è interessante, affascinante, misteriosa, attraente proprio perché è varia, eppure è sempre fatta più o meno con le stesse note, gli stessi strumenti, gli stessi ritmi, con melodie che spesso si assomigliano o si richiamano, tuttavia riesce spesso a sembrare “novità”, con le sue sfumature ogni volta diverse, o quasi.

È una lingua, con una sua sintassi, una sua grammatica, i suoi vocaboli, e racconta delle storie, evocando sensazioni, stati d'animo, emozioni, ricordi, immagini, fantasie. Al Laboratorio del Suono, il sogno musicale dell'Arsenale della Pace, ci sforziamo da sempre di parlare questa lingua. Proprio in questi giorni festeggiamo il nostro ventesimo anno di attività, un tempo che per noi è passato in un baleno. Non so quante migliaia di giovani abbiamo incontrato, non so quanti di loro sono stati nostri allievi o nostri maestri.

Solo una cosa so. Che la musica è sempre diversa perché sono le persone a essere uniche. Io posso spiegare a un allievo le scale, gli intervalli, le tonalità, la loro funzione, la loro concatenazione.
Posso parlargli di estetica musicale, di musica barocca o contemporanea, ma non potrò mai sapere che cosa rappresenterà per lui il mio insegnamento, quale significato, quale peso avrà nella sua vita.

L'uso che farà di quelle nozioni, come le farà entrare nella sua quotidianità e (cosa più importante) come le esternerà, il modo in cui comunicherà agli altri il suo sapere dipenderanno esclusivamente da lui. Penso che un certo tipo di conoscenza non si possa spiegare o insegnare, ma solo condividere, e penso anche che sia fondamentale il modo in cui si cerca di condividerla. Il nostro modo di fare e di vivere la musica è cambiato molto in venti anni, e probabilmente continuerà a cambiare molto più velocemente di come ha fatto fino ad ora.

Vorrei avere la certezza che in questo tempo il nostro lavoro è stato importante per qualcuno, per uno soltanto: un allievo, un uditore, un insegnante, un genitore, un passante. Vorrei sapere che la passione che abbiamo messo nel nostro lavoro ha significato qualcosa per qualcuno.
Vorrei, ma non mi è dato saperlo ed è giusto così, altrimenti la mia vanità l'avrebbe vinta. L'altra cosa che so è che la musica in tutti questi anni è stata per me una disciplina faticosa, rigorosa, che non solo mi ha permesso di migliorarmi come persona, ma mi ha dato la possibilità di incontrare me stesso e... Dio (non so bene in che ordine...).

Mi piace pensare che a qualcuno sia capitata la stessa cosa grazie (forse) al nostro appassionato lavoro. Quando un cambiamento ha inizio in una persona non si accendono spie luminose o allarmi sonori. A volte nemmeno l'interessato sa che cosa abbia dato inizio al mutamento, ma credo che la musica possa essere sempre ispiratrice di crescita, portatrice di bontà, di bellezza e di e di disarmo. Noi ci crediamo da venti anni, e continuiamo, perché, proprio come l'amore, anche la musica (R)esiste.

Mauro Tabasso
DIAPASON
Rubrica di NUOVO PROGETTO
ottobre 2018