Sermig

Occhio alle figure

di Mauro Tabasso - Dunque dunque, sembra che codesta rivista compia 40 anni, se non mi hanno informato male. Praticamente siamo già nella categoria “maturi”, tendente al “tardoni”. La solerte redazione mi ha notificato che ho contribuito a questa piccola pubblicazione con 221 articoli a partire dall’ottobre del 1993.
Mi sorgono quindi spontanee alcune domande. La prima: ma siete sicuri? Avete contato bene? La seconda: mi sembrano tanti... ma come ho fatto?

Terza e più importante: ma come avete fatto voi? Come siete riusciti a leggere, sopportarci, lodarci, criticarci per tutto questo tempo? Dite la verità: non avete letto, avete guardato solo le figure. Ah, beh, se è così io sono salvo, nelle figure vado forte, soprattutto in quelle di menta. Spesso però queste ultime sono sinonimo di genuinità, sincerità, autenticità, magari di scarsa diplomazia o addirittura di ingenuità, ma in qualche modo sanno di vero, di spontaneo, sbaglio? Meglio una brutta figura di un comportamento ipocrita, falso, farisaico, almeno dal mio punto di vista.

La musica mi ha fatto fare davvero tante, tante figure, in gran parte belle (per fortuna), e qualcuna anche brutta. Il mio rapporto con lei (la musica) è ormai più che quarantennale, ma il 1993 è stato un anno importante per me. È l’anno in cui ho cambiato vita, mi sono licenziato dal mio precedente lavoro per buttarmi a capofitto nel mondo dell’arte dei suoni. Quindi quest’anno festeggio 25 anni di attività o giù di lì.
In tutto questo tempo il mio rapporto con questa “passione” (sempre la musica) è cambiato tante volte. Chi era quel filosofo del divenire... Eraclito?

Proprio lui, possibile? Beh, in buona sostanza sosteneva che nulla è fermo, nulla è immutabile, ma tutto è in divenire. Ed effettivamente io trovo questa teoria assai calzante a molti aspetti della nostra vita. I rapporti, per esempio. Non stanno mai fermi; o crescono o diminuiscono per intensità, qualità, ma non stanno mai fermi, non rimangono mai così come sono per un periodo troppo lungo. Quando lo fanno significa che non sono profondi, sani, ma superficiali, distratti, inutili. E così il rapporto con la musica. Va coltivato un giorno dopo l’altro, con i suoi alti e bassi, i suoi giorni buoni e quelli cattivi, un po’ come tanti altri rapporti, personali e non. Non lo credevo possibile, non lo credevo vero quando sono partito.

Pensavo, speravo che lo slancio iniziale avrebbe abitato in me per tutta la vita. Ma mi sbagliavo. La passione, l’innamoramento, quello che ti fa venire i brividi, ti prende allo stomaco e non ti fa dormire la notte perché sei troppo eccitato per farlo, in un rapporto sano e sincero lasciano piano piano il posto a un amore più profondo, più vero, più consapevole dei pregi e dei difetti tuoi e di quello che fai.

Quando cominci a dormire di nuovo, non significa che non sei più innamorato, ma che hai cominciato ad amare davvero, perché nonostante i difetti, le cose che non ti piacciono e fai fatica ad accettare, vuoi ancora con tutta la tua volontà andare per quella strada e metterti in gioco, una prova dopo l’altra. Moltissime volte mi sono chiesto cosa avrei fatto se avessi scelto un’altra strada, o semplicemente dove sarei adesso se avessi continuato a fare quello che facevo prima. Purtroppo non ho la risposta, ma so che in questo momento non riesco ad immaginarmi a fare altro, con altre persone accanto, in un altro luogo, in un altro ambiente. Significa che ho fatto la scelta giusta? Non lo so, ma è certamente una scelta che riempie ancora la mia giornata, la mia vita, non sempre e solo di cose belle.

Ma d’altronde anche io sono bravo nelle mie figure, quindi ci sarà anche qualcuno che benevolmente le sopporta, qualcuno che farebbe volentieri a meno della mia compagnia o della mia collaborazione, eppure c’è. Non so se sarò ancora qui a raccontarvi di queste belle figure per altri 25 o 40 anni, ma è certo che la musica, e anche voi che pazientemente leggete, mi avete dato molto. Ve ne sono grato, e spero che insieme diverremo qualcosa di buono e di interessante.
Perciò alla prossima figura (in caso non abbiate voglia di leggere...).

Mauro Tabasso
DIAPASON
Rubrica di NUOVO PROGETTO
Gennaio 2018