Lettera alla Coscienza


Questa Lettera alla Coscienza nasce dall’incontro con la sofferenza.
È il grido dei giovani che hanno perso fiducia nelle istituzioni, di tutti gli umiliati della storia. Nasce dal pianto di chi ha paura di vivere in una società senza più princìpi, ideali e valori condivisi.


Cari amici, stiamo vivendo uno dei momenti più difficili della storia. La tragedia bussa ogni giorno alla porta della nostra umanità, del nostro cuore, della nostra intelligenza. Intorno a noi abita un odio più forte di mille bombe atomiche. Siamo capaci di andare sulla luna, di fabbricare missili intelligenti e debellare malattie fino a ieri incurabili. Eppure, non siamo ancora capaci di riconoscere nell’altro il nostro volto. Non sappiamo farci interpellare da chi muore per fame, dagli esclusi dal mondo del lavoro, dai tanti giovani che continuano a mettersi fuori gioco con le droghe e altre dipendenze. Non sappiamo commuoverci davanti a milioni di bambini non nati, ai bambini soldato o resi oggetto di piacere. Non sappiamo chiedere perdono per le vittime della cattiveria, del bullismo, che può portare anche a gesti estremi. Restiamo indifferenti davanti a chi continua ad essere ucciso per la propria fede e per i propri ideali, non siamo capaci di contrastare chi continua ad alimentare senza scrupoli il mercato delle armi e del terrorismo.

In un mondo così è difficile sperare. La misura è uscita di misura, ma l’oggi è ancora nelle nostre mani e quello che non è stato può essere. Esiste una misura dell’amore, della giustizia? Sì, esiste. La Bibbia ci indica una via. Il profeta Samuele, l’autorità più importante d’Israele, al momento di ritirarsi chiamò a raccolta il popolo e chiese: “Chi ho derubato? Chi ho trattato con prepotenza? Chi ho offeso? Da chi ho accettato un regalo per chiudere gli occhi su un’ingiustizia? Se l’ho fatto, sono qui per restituire!”. Il Vangelo, poi, porta con sé una vera rivoluzione: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello”. È un invito per i credenti, ma anche per chi non lo è, perché ognuno di noi può riconciliarsi. Per me, la misura è questa.

Potrei puntare il dito in alto, scandalizzarmi, fare polemiche, ma da tempo ho capito che purtroppo non basta gridare “Al lupo, al lupo!” per cambiare le cose. La verità va vissuta nell’intimo, ogni giorno. Ho capito che è molto meglio puntare il dito su noi stessi: io, cosa sono disposto a fare?

È tempo di risvegliare la coscienza e capire che i piccoli possono fare cose grandi. Dai piccoli che vivono nella verità può venire l’autorità morale di dire “Basta!”. Un’autorità capace di mobilitare senza violenza milioni di persone. Solo così questo “Basta!” può entrare nei palazzi della politica, dell’economia, delle diverse confessioni religiose e portare a una svolta, alla rivoluzione di chi vive il potere come servizio.
Momenti difficili come quelli che stiamo vivendo possono essere terreno fertile per nuove derive autoritarie, oppure per una nuova primavera, possibile solo se si dà voce alla coscienza, in ogni età della vita. Cominciando da quando si è piccoli e dalle cose piccole.

Coscienza è non imbrogliare e non dire il falso.
Coscienza è non tradire mai.
Coscienza è piangere con chi piange senza strumentalizzare la sofferenza.
Coscienza è scegliere il perdono, perché il rancore genera solo vendetta.
Coscienza è fare del carcere un’occasione di rinascita.
Coscienza è fare degli ospedali luoghi nei quali il malato non è un numero ma una persona.
Coscienza è studiare con impegno, perché il futuro della società dipende anche dalla mia preparazione.
Coscienza è adoperarsi perché tutti abbiano un lavoro dignitoso, dare e ricevere un salario equo.
Coscienza è pagare le tasse.
Coscienza è fare della mia professione un servizio al bene comune.

Coscienza è fare politica per servire, senza cercare privilegi.
Coscienza è non accettare le morti per fame e capire che tempo, intelligenza e risorse non sono solo per me, ma mi sono affidati per condividerli e costruire un mondo più giusto.
Coscienza è rispettare la natura.
Coscienza è usare a fin di bene il potere di internet, dei media e delle nuove tecnologie.
Coscienza è indirizzare la ricerca e le conoscenze scientifiche a servizio della vita.
Coscienza è dare voce a chi non ha voce e avere il coraggio della verità.
Coscienza è rispettare la diversità, vedere nell’altro un uomo, una donna come me.
Coscienza è vivere da vivi, rifiutando ogni dipendenza.
Coscienza è tutelare la vita dal concepimento all’ultimo istante con amore e tenerezza.
Coscienza è custodire i bambini e i giovani come un patrimonio dell’umanità.
Coscienza è aiutare i giovani a mettere gambe ai loro sogni.
Coscienza è sapersi ascoltare e saper ascoltare, per diventare custodi gli uni degli altri.
Coscienza è la voce di Dio che parla dentro di me, di te.


La coscienza non fa chiacchiere. Fa e fa essere persone disposte a diventare gli occhi di un cieco, gli orecchi di un sordo, il pane di un affamato. La coscienza mi fa amare l’oggi guardando già al domani, mi apre al mondo, alla legalità e alla fraternità. La coscienza mi fa distinguere un bene apparente dal vero Bene, ciò che piace da ciò che porta alla pienezza e, soprattutto, mi fa capire che a fin di bene esiste solo il bene. Solo la coscienza mi aiuta a dire i sì e i no di cui la mia vita, gli altri e il mondo hanno bisogno.

Il primo “no” fermo va detto alla droga, leggera o pesante, libera o non libera. Perché la droga fa male e chi la compra alimenta il mercato criminale internazionale. Gandhi riuscì a sconfiggere il più grande impero coloniale del suo tempo chiedendo alla sua gente di non consumare il sale. Oggi i giovani possono sconfiggere uno dei più grandi imperi economici del male con il loro “no” al consumo della droga.

Allo stesso tempo, dobbiamo dire un “no” fermo alle armi perché uccidono quattro volte: la prima perché sottraggono risorse all’istruzione, alla sanità, allo sviluppo. La seconda perché bloccano saperi e intelligenze nella costruzione di strumenti di morte sempre più raffinati. La terza perché vengono usate per distruggere e uccidere. Da ultimo perché preparano la vendetta. Fondamentalismi e dittature, fame e sete, malattie, ignoranza, disoccupazione non si sconfiggono con le armi ma con politiche di giustizia che aprono le porte alla pace.

La coscienza ci chiede l’istituzione di un’Onu rinnovata e credibile che garantisca i diritti umani, le libertà religiose e politiche, che tuteli le minoranze, che bandisca l’uso delle armi, che abbia l’autorità morale di fermare le guerre perché si è preoccupata fin dall’inizio di rimediare alle ingiustizie e ai danni provocati dai dittatori di turno, attraverso la diplomazia e dove necessario con un contingente di pace.


Non è un sogno. Io ci credo. Per questo mi rivolgo alla coscienza degli assopiti, a chi è convinto che darsi da fare non serva a nulla. Il mondo si può cambiare! Abbiamo dentro la forza interiore per farlo, una forza che ribolle e geme in noi. Scrivo alla coscienza di chi ha voglia di ascoltare perché sono un pover’uomo e parlo ai poveri uomini come me. Sono convinto che per fare nuovo il mondo servano la mia e la vostra debolezza. Serve la debolezza dei giovani senza potere, i più poveri di tutti, i più sfruttati, perché Dio da sempre scommette sui piccoli. Dio ama senza misura il nuovo che i giovani portano dentro e sa che sono in grado di realizzarlo. Un miracolo che può esplodere solo se la coscienza si risveglia in loro, in noi, in tutti. Allora, lo stupore busserà alla porta della storia.






ERNESTO OLIVERO 
NAPOLI 4 OTTOBRE 2014, FESTA DI SAN FRANCESCO

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