Ex pericolosi

di Lorenzo Nacheli - NP gennaio 2014

Molti di noi sono sicuri che non commetteranno mai uno sbaglio, un’irregolarità o addirittura un crimine che li potrebbe portare a scontare giorni, mesi, anni di prigione. Ma in un mondo “pazzo” come il nostro è meglio mai dire “mai” perché a qualcuno capita!

Dal luglio del 2006 ad oggi abbiamo conosciuto oltre 2.000 persone a cui, per la prima volta, è capitato di commettere un crimine e che sono state condannate a pagare la loro pena all’Arsenale della Speranza di San Paolo in Brasile. Non in una prigione, che da noi non esiste, ma in una casa in cui realizzare un servizio a favore di chi si trova più in difficoltà. Il calcolo è semplice: un’ora di servizio comunitario per ogni giorno di prigione previsto dalla pena. Possono essere tramutate tutte le condanne fino ad un massimo di 4 anni.

La porta degli Arsenali è sempre aperta a tutti coloro che ogni giorno ci cercano spontaneamente per riparare qualcosa che si è rotto, dentro di sé e con gli altri. In questo senso, ogni minuto che riusciamo ad offrire è una goccia che si aggiunge al mare di bene che silenziosamente la Fraternità della Speranza alimenta ogni giorno e che diventa ossigeno per l'umanità intera. Nel caso dei condannati ad una misura alternativa alla detenzione carceraria, si tratta di persone costrette a cercarci dall’autorità giudiziaria.

Uomini e donne come la signora Adriana, che per riuscire ad aiutare la figlia che si trovava in una difficile situazione economica ha firmato assegni scoperti. Affidata all’Arsenale, ha trascorso circa un anno prestando un servizio serale presso la nostra biblioteca. Il signor Arnaldo, pensionato, scoperto dalla Polizia con il garage pieno di uccelli protetti e condannato per crimine ambientale. Da noi ha trascorso ore di servizio in lavanderia. Jonas, che un sabato sera, dopo aver “alzato troppo il gomito”, ritornando a casa ha provocato un incidente stradale con vittime fatali: due anni di servizio comunitario passati all’accoglienza serale.

E poi ci sono i tifosi di calcio giudicati “pericolosi” e che di domenica, durante le partite della squadra del cuore, spazzano i cortili o lavano i vetri; l’imprenditore che non ha pagato le tasse e che da noi annota le presenze giornaliere degli ospiti; la signora che ha litigato pesantemente con la vicina e che adesso sbuccia patate nella nostra cucina e infine, ragazzi e ragazze – e sono i casi più frequenti – pizzicati fumando marijuana e che ora cambiano le lenzuola nei vari dormitori.

La maggior parte di queste persone non avrebbe mai pensato di correre il rischio di finire in carcere, che qui in Brasile, forse più che altrove, è sinonimo non solo di restrizione temporanea della libertà, ma sopratutto di violenza e scuola di criminalità. E sono soprattutto i più giovani che una volta ceduto alla tentazione del crimine, cadono poi nelle ragnatela malefica delle tante fazioni che spadroneggiano dentro e fuori gli istituti di pena. Evitare la prigione è dunque fondamentale anche agli occhi delle stesse autorità giudiziarie. Per la Giustizia, tuttavia, non è affatto facile trovare una comunità disponibile a cui affidare queste persone.

Persone come Adriana, Arnaldo, l’amico pensionato, il ragazzo del sabato sera e gli ultrà del Corinthians o del São Paulo, da tutti bollati come “pericolosi” o indesiderati sommano le loro forze con quelle dei volontari, dei dipendenti e degli stessi ospiti, confondendosi e completandosi nello sforzo quotidiano di costruire un po’ di bene, per sé e per gli altri. Tornano a sentirsi, o si sentono per la prima volta, una parte importante, in certi casi addirittura indispensabile, di un’“economia della restituzione” che anche se conosciuta per via di una condanna può diventare una mentalità.

Crediamo che le 115.000 ore di servizio all’Arsenale e di convivenza con la Fraternità della Speranza e con i più poveri abbiano aiutato moltissime persone non soltanto a riparare simbolicamente un danno, ma anche a fare una riflessione positiva, con se stessi e per una società sempre pronta a condannare e poco allenata ad amare, rischiare, inventare, soccorrere e, soprattutto, a perdonare. Un piccolo consiglio: mai dire “mai” a queste cose... Condanniamoci a qualche ora di bene la settimana!


 

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