Una speranza nelle api

Luca Allais - NP febbraio 2014

Le api sono insetti straordinari. Ogni alveare è costituito da una regina che governa qualche centinaio di maschi, ma soprattutto dalle 50.000 alle 70.000 api operaie. Sono queste api operaie che, visitando per almeno 3 km di raggio intorno all’alveare migliaia di fiori, assicurano alle piante la possibilità di riprodursi.

La scomparsa delle api sulla terra sarebbe una catastrofe ecologica. Sarebbe l’interruzione di un passaggio del ciclo della vita non bypassabile da nessun altro insetto o evento naturale. Le api sono fondamentali. Le api sono dotate di capacità cognitive per cui riescono a comunicare alle proprie sorelle la distanza, la direzione e l’intensità della fonte alimentare che hanno trovato. Le api all’interno dell’alveare sono una perfetta società dove uno aiuta l’altro, con compiti specifici. Si potrebbe dire un esempio al quale ispirarsi.

Purtroppo oggi la sopravvivenza delle api è messa a rischio principalmente da un parassita e soprattutto da alcune sostanze che si utilizzano in agricoltura. Allevare le api è un mestiere affascinante che però implica la conoscenza precisa di queste problematiche oltre che la biologia e la tecnica.

Con l’obiettivo di dare una buona preparazione professionale è dal 2009 che il Sermig e Aspromiele (Associazione Produttori Miele Piemonte) collaborano organizzando corsi di formazione per aspiranti apicoltori. Il confronto con altri apicoltori, l’aggiornamento sulle tematiche di attualità contribuisce al successo della attività apistica.
E in questo particolare momento di sofferenza, anche economica, l’ape può dare una nuova speranza a chi vuole avviare una piccola impresa agricola.
Come sempre l’ape si distingue per la sua generosità e anche in questo caso ha dato la sua fattiva collaborazione.

L’apicoltura può essere una speranza di lavoro e di reddito. La produzione di miele a livello mondiale è in calo perché le api sono sempre più difficili da allevare per le cause già dette in precedenza. Ma la popolazione mondiale chiede sempre più miele. Quindi, in questi anni il problema principale è stato quello di produrre il miele e non quello di venderlo. Anche se l’apicoltura si caratterizza come attività in cui è richiesto un livello di qualificazione professionale molto alto e i rischi legati alle condizioni ambientali sono alte.

In genere i passi che si compiono per avviare l’attività sono:
• frequentare un corso di apicoltura
• contattare un apicoltore in zona per effettuare un periodo di tirocinio
• seguire l’attività associativa
• allestire il proprio apiario e laboratorio di smelatura
• aprire una partita IVA
• comunicare al servizio veterinario l’inizio dell’attività.

Il Sermig e le api
Un pezzo di storia Sermig è legato alle api fin dal lontano 1993, anno in cui due apicoltori piemontesi rispondendo a un appello della Re.Te. (il gruppo di restituzione tecnologica del Sermig) si recano a Riacho nel nord-est del Brasile per valutare la realtà dell’apicoltura locale, da un paio d’anni in sperimentazione presso l’Aecofaba (Associazione delle Scuole-Famiglia Agricole della Bahia). L’anno successivo due insegnanti delle scuole-famiglia vengono ospitati vicino a Torino per tre settimane da un allevatore di api regine. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta.

Oggi, attraverso il comitato Agritorino, si studiano nuove strade per creare posti di lavoro. L’apicoltura è senza dubbio una di queste, ma richiede un attento periodo di formazione. I 120 iscritti di quest’anno al corso di apicoltura giunto alla sesta edizione (350 allievi dal 2008), testimoniano un interesse crescente per questa materia.

Mauro Alessandria della “Comunità di Gorra” - attiva nella omonima frazione di Bene Vagienna (CN) dal 1980 su iniziativa di padre Natale Capra, sacerdote somasco, e di alcuni giovani – racconta che una ventina di persone dislocate in piccoli nuclei nella frazione, hanno da tempo individuato nell’attività apistica il filone giusto per mantenersi. Duemila arnie e un innovativo brevetto per un nuovo tipo di arnia in polipropilene espanso rappresentano non solo un fiore all’occhiello di cui andare fieri, ma una solida realtà imprenditoriale che può essere considerata un punto di riferimento. Un vissuto spirito di solidarietà e di condivisione li ha spinti nel recente passato a sostenere i primi passi della Re.Te in questo settore, fornendo arnie e vasetti di miele.


 

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