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Rock e ta-rock

- di Mauro Tabasso - NP aprile 2014 - 

L'etimologia del termine musicale "rock" (letteralmente "roccia") prende spunto proprio dalla durezza del minerale, in contrasto, all'epoca della sua comparsa (Regno Unito/Stati Uniti, fine anni ‘50/inizio anni ‘60), con tutti gli altri generi musicali del tempo che non avevano né il suono, né l'energia, né la "durezza" propri di questa musica così... lapidica. Oggi il termine è piuttosto inflazionato e sta a indicare moltissime cose.

Per esempio è un nome proprio (quello di alcune star hollywoodiane); è un santo venerato dalla Savoia alla Sicilia (Saint Rock – licenza poetica) ma è altresì un ottimo liquore d'erbe consumato in tutti i rifugi montani dalle Alpi Cozie alle Pennine (il genepy Saint Rock – licenza di cui sopra); in dialetto piemontese rock significa sasso; il Ma-Rock è uno stato dell'Africa Nord-Occidentale; Noto (SR) è secondo l'Unesco la capitale mondiale del Ba-Rock; Re e Torre si scambiano posto nell'Ar-Rock, e in Italia è piuttosto diffuso il gioco dei Ta-Rock, anche se oggi questo termine oltre al ludico passatempo da osteria, ha assunto (nella lingua parlata) anche la connotazione di “falso”, “contraffatto” (si dice che quella cosa è un Ta-rock); il mio amico musicista Luciano Zaffalon con la sua band (Baracca & Burattini) ha interpretato magicamente questa varietà di significati in un brano che si intitola per l'appunto Rock & Tarock.

Eh sì, quanti concetti può esprimere la stessa parola... Ma torniamo al suo riferimento prettamente musicale. Rockol.it (da rock + all) è un cliccatissimo portale dedicato ai cultori e ai protagonisti di questo genere, in tutte le sue molteplici varianti (pop-rock, hard-rock, ecc.). Contiene interviste, servizi, recensioni, date, news e altro sui beniamini nazionali e mondiali del settore. È questo sito a riportare oggi una news destinata a far parlare.

Cito letteralmente: “...La RIAA (Recording Industries Association of America) si è vista riconoscere da un tribunale il diritto a ottenere gli estremi personali di due utenti che avevano caricato in anteprima su YouTube (ovviamente senza autorizzazione) due canzoni di Chris Brown, "New flame" e "Die it for you"... Ottenuta tempestivamente la rimozione dei due video, la RIAA è andata oltre le normali procedure rivolgendosi a un tribunale federale della California settentrionale per procurarsi un'autorizzazione legale a conoscere indirizzo IP, e-mail e altri dati identificativi dei due uploader. Il giudice ha risposto affermativamente, e ora YouTube ha tempo fino al 15 aprile per trasmettere i dati a meno che decida di ricorrere in appello”. Fine della citazione.

YouTube lo farà certamente (ricorrere in appello), tuttavia credo si tratti del primo caso di questo genere al mondo, e, comunque termini, la vertenza legale pare destinata a creare un significativo precedente. Ora pensate, leggete, documentatevi e fatevi in libertà una vostra idea. La mia, che umilmente espongo, è la seguente.

Quando acquistiamo per esempio una lavatrice, un'auto o un telefono nuovi, non pensiamo (anzi, non immaginiamo neanche) che oltre metà della cifra che sborsiamo non è destinata al costruttore, bensì a pagare le licenze di utilizzo dei brevetti (a volte di proprietà dello stesso costruttore) presenti su quell'auto o su quel dispositivo (abs, esp, air-bag, fari a led, multi-jet, common-rail, cambio sequenziale, touch screen, schermo antiriflesso, a retina, software vari, lavaggio a caduta, ecc.). Li paghiamo e basta. E quando la Guardia di Finanza sequestra maglie, borsette, orologi, calzature o mozzarelle con marchio e certificazioni contraffatte lo troviamo giusto si o no? Troviamo giusto che in certi Paesi del mondo vuoti legislativi e/o contrattuali permettano alle industrie di clonare e commercializzare beni ideati, registrati, brevettati e regolarmente prodotti da altri?

Pensiamoci un attimo e rispondiamo sinceramente. La domanda successiva è: è lecito fare questo (copiare/clonare, commercializzare) con la musica, le immagini o un film? Se sì, perché, e perché con la musica sì e le scarpe no? Un brevetto è la proprietà intellettuale di qualche cosa, ed è più che riconosciuta; è tutelata ed è l'industria stessa a proteggerla dallo spionaggio. Un marchio, un'invenzione, una certificazione, la linea di un abito sono assimilabili sì o no a un prodotto dell'ingegno di una o più persone? Ognuno si risponda come crede. Io penso che oggi ci siano molti modi economici e legali per fruire di musica e altro. Non vedo perché privare chi lo merita di un giusto ed equo compenso per il prodotto della propria creatività.

Io sono di parte, ma spero che il futuro vi e mi porti sempre più Rock e meno Ta-rock. Diversamente, presto o tardi, dovrò trovare anch'io un modo per mangiare a Sc-rock.