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Il desiderio e l'ammirazione

- di Marco Grossetti - NP ottobre 2013 - 

Il desiderio e l’ammirazione sono la cura per guarire le ferite dell’anima dei giovani. Domenico Cravero, sacerdote, psicologo e psicoterapeuta che ogni giorno cerca di costruire percorsi educativi nuovi.

In quale modo è impegnato con i giovani?
Oltre alla Parrocchia sono direttamente coinvolto in due attività: la prima sono le comunità terapeutiche dove ci sono giovani con disagio psicologico, tossicodipendenza o altri problemi del genere. Questo incontro prezioso con la vita dei ragazzi mi permette di essere sempre stimolato per cercare di comprendere più a fondo le cose e di sperimentare delle nuove intuizioni sui mondi giovanili. La seconda parte del mio lavoro consiste nel promuovere, accompagnare, inventare delle attività in ambiti nuovi, come per esempio l’educativa di strada o nelle discoteche, attraverso i nuovi linguaggi performativi dei ragazzi. Questo richiede anche di vedere l’impatto che le nuove tecnologie hanno sui ragazzi, non solo e non tanto in un’ottica preoccupata per i possibili rischi, ma soprattutto con uno sguardo attento a cogliere le opportunità, perché il nostro tempo è difficile come erano difficili tutti gli altri tempi.

Qual è il problema più grande per i giovani oggi?
I giovani si sentono sempre più sospinti in una situazione di totale inattività: è come se percepissero che la società non li sta chiamando e non c’è niente di più triste per un giovane di arrivare alla soglia dell’adultità e scoprire che per lui non c’è posto. La conseguenza grave della crisi, soprattutto occupazionale, legata alla difficoltà di trovare un lavoro, che significa trovare un futuro, è una depressione senza fine che blocca le motivazioni dei ragazzi. Il modo oggi più urgente per aiutare i giovani, è creare opportunità di azione perché possano realizzare le loro attitudini e loro capacità. Queste capacità hanno bisogno di essere riconosciute dagli adulti: non è sufficiente che il ragazzo sia attivo, anche i bulli sono attivi, è necessario che le sue capacità vengano riconosciute pubblicamente, è fondamentale che si costruiscano eventi giovanili, in tutti gli ambiti, e questi eventi siano realizzati in piazza. Immagino la piazza, in senso metaforico, come il luogo dove si esprimono delle performance giovanili, non soltanto artistiche, anche culturali, spirituali, di qualsiasi genere, e gli adulti che partecipano a queste performance innanzitutto come ammiratori. A partire da questa ammirazione c'è un coinvolgimento che prelude alla valorizzazione dei ragazzi, perché compito dell’adulto è soprattutto quello di riconoscere le capacità dei giovani.

Da dove nasce la fragilità dei giovani?
Un bambino per vivere la certezza dell’amore deve avere due cose, che sono in realtà le cose di sempre, eppure sono le cose oggi più confuse e in un certo senso più negate e sono semplicemente una madre e un padre. Il codice materno e codice paterno esercitano due funzioni complementari che solo in parte sono slegate dal genere maschile e femminile, perché c’è un programma specifico della presenza femminile ed una specificità propria della presenza maschile. La madre favorisce l’attaccamento del bambino e gli insegna il segreto del godimento, del piacere. Ed è un piacere così intenso quello che prova il bambino piccolo in braccio a sua madre, nel volto di sua madre, che questa simbiosi, questa intensissima unità si fissa nella memoria come ciò che c’è di più bello nella vita. E lo porterà con se questo ricordo inconscio per sempre. Tuttavia, questa simbiosi madre-bambino che genera il piacere se ad un certo punto non incontra il padre diventa una relazione mortifera, perché pur essendo all’origine del piacere, questa relazione non è in grado di generare il figlio all’autonomia, lo genera alla simbiosi, all’attaccamento. È Il padre che opera questo ulteriore dono della vita che è la vita nell’autonomia. Quindi sono due i bisogni fondamentali della persone: avere qualcuno a cui attaccarsi, il bisogno dell’amore come affetto, e il bisogno di autonomia, di essere distinti dall’altro.

Cosa si genera dall'incontro del bambino con la mamma e con il papà?
Si genera quello che potremmo chiamare la forza del desiderio, che dà vita autonoma al bambino, che lo libera dal suo bisogno di attaccamento e lo spinge verso il desiderio della vita, che poi diventa anche il desiderio dell'amore, il desiderio dell'altro, il desiderio dell'intimità, il desiderio dell'impegno. L'inazione dei ragazzi è determinata dalla fragilità estrema del desiderio, per questo si abbina alla depressione oppure diventa violenza, che è un'altra forma di depressione, cioè di sensazione profonda di debolezza dell'io. Le iniziative con le quali rivolgerci ai giovani e camminare con loro devono essere proposte, azioni di servizio, di impegno, di realizzazioni culturali, estetiche spinte dal desiderio, desiderio come qualcosa che libera dal bisogno egocentrico e porta all'incontro con l'altro. La diversità tra bisogno e desiderio è che il bisogno è tutto incentrato sul sé e sull'io, il desiderio è tutto incentrato sull'incontro con l'altro. Se c'è una crisi dell'educazione, determinata dalla confusione di questi due codici, paterno e materno, e se c'è una difficoltà del mondo adulto di riconoscere le capacità e i talenti dei ragazzi, evidentemente si uccide il desiderio, o se vogliamo usare le parole di Papa Francesco, si ruba la speranza.

Cosa sono empatia e fiducia? Come si possono trasmettere in una relazione?
L’intimità è la sintesi tra empatia e fiducia. L'intimità, entrare dentro la vita dell'altro creando un legame, ha bisogno dell'empatia, che è una facoltà umana e spirituale straordinaria: io posso provare le stesse cose che prova un altro, anche se la vita non mi porta a fare le sue medesime esperienze. Dall'empatia nasce la fiducia: quando l'empatia mi apre verso l'altro ed io accetto di entrare nella vita dell'altro, allora si instaura un legame e se questo legame continua, si crea una condizione di fiducia. Questa intimità presuppone quindi un rapporto personale con i giovani. Gli eventi sono indispensabili per poter fare nascere la forza del desiderio ma non bastano: attivata questa forma di vita che emerge dal desiderio, poi non è tutto fatto. Si è aperta una porta, dopo di che bisogna entrare attraverso quella porta nella relazione interpersonale. Per lavorare con i giovani ci vuole la relazione interpersonale e noi sappiamo però che questa presuppone anche molto tempo, quindi non è possibile entrare in una relazione interpersonale con un numero elevato di persone. Ecco perché bisogna essere in tanti, bisogna che ci sia un legame di grande stima reciproca e fiducia tra tutti coloro che sono accanto agli adolescenti o ai giovani.

In che modo gli adulti devono abitare gli spazi pubblici?
Il grande ostacolo di oggi è che ci sono troppo pochi spazi per i giovani. Per spazi non intendo semplicemente luoghi fisici, intendo luoghi abitati, dove ci siano persone, soprattutto adulti, che chiamano, che aspettano, che attendono. Se non ci sono proposte, se non ci sono opportunità, se la piazza è vuota, allora l'intelligenza del giovane è sottoutilizzata. Io penso che il modo con cui gli adulti devono essere presenti negli spazi pubblici è il modo dell'ammirazione. Si chiamano i ragazzi ad entrare nella vita adulta nella misura in cui si ammirano le loro capacità. Ovviamente quando si ammira una persona le si cede il posto, altrimenti è un'ammirazione solamente di facciata.
L'ammirazione in realtà è un grande atto di umiltà, perché nel momento in cui ammiro divento umile e diventando umile invito ad entrare, mi stringo per fare posto: è capace a fare cose che io non sono capace a fare, quindi gli faccio spazio. L'inattività dei giovani di oggi è determinata dagli adulti che non fanno spazio, che occupano indebitamente ciò che non appartiene soltanto a loro, ciò che da un punto di vista di una società sana appartiene più ai giovani che agli adulti.