Sermig

La voglia di cambiare le cose

di Marco Grossetti

Eleonora, Massy, Emanuela e Gianluca hanno scelto quattro modi diversi per provare a costruire un mondo migliore. Tutti hanno in comune un’ideale, la giustizia, che li ha portati a impegnarsi nella vita della propria comunità, per inventare e creare degli spazi felici nelle città in cui vivono.

ELEONORA 20 ANNI.
LA LEGALITÀ
A Eleonora la voglia di cambiare le cose è venuta fuori davanti a tante cose che le davano fastidio e che la facevano arrabbiare. Eleonora è cresciuta facendo gli scout, e c’è una frase del fondatore di questo movimento, Baden Powell, che le è rimasta impressa dentro il cuore: “qualunque cosa farete, cercate di lasciare un mondo un po’ migliore di come l’avete trovato”. Eleonora pensa sia possibile farlo davvero, e per questo, nel dicembre del 2010, lei e i suoi amici hanno fondato un Presidio di Libera a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. All’inizio erano in dieci, quest’anno (2012) quando sono andati a Genova per partecipare alla “Giornata della Memoria e dell’Impegno conto le Mafie”, da Casale sono partiti otto pullman, per un totale di 400 persone. Secondo lei il punto di partenza per essere messi nella condizione di cambiare le cose è essere informati, sapere, diventare consapevoli. Con Libera Eleonora va nelle scuole per educare alla partecipazione democratica ed alla cittadinanza attiva, per preparare i ragazzi a fare il passo successivo alla conoscenza di qualcosa. Perché dopo che lo sai, magari non ti cambia niente oggi, magari non ti cambia niente domani, ma dopodomani forse pensi a fare qualcosa. E a lei questa voglia di cambiare le cose è venuta fuori proprio così.

Eleonora studia giurisprudenza all’Università, ed è convinta che la Costituzione sia bellissima e che dovrebbero saperla tutti: sta pensando ad un progetto per insegnarla ai ragazzi delle scuole medie della sua città, per aiutarli a conoscere quelli che sono i loro diritti, fargli capire che chi rispetta le regole non è per forza uno sfigato. Quando le dicono che tanto la Mafia non scomparirà mai, risponde che un piccolo pezzo sparisce anche solo quando vai a fare la spesa, e puoi comprare la pasta, l’olio o il vino, coltivati nei campi confiscati ai mafiosi, ed è un po’ come se anche tu ti mettessi a coltivare la legalità. Oppure quando leggi un articolo di giornale, scopri qualcosa di nuovo, e lo vai a dire a tutti i tuoi amici. Tutto questo, come l’aiuto che dà ogni volta che può, come animatrice per i bambini di Porta Palazzo, Eleonora pensava di farlo per solidarietà. Poi ha letto non si ricorda più dove una frase: ci vorrebbe meno solidarietà, ma più diritti per tutti. Così ha capito che più di fare qualcosa nel suo piccolo per fare stare bene un’altra persona, bisognerebbe fare qualcosa perché tutti avessero il diritto di stare bene, andare a scuola, avere una casa, poter mangiare quando hanno fame e potersi curare quando stanno male. Intanto continua a sognare con i suoi amici: oltre a fare scomparire la Mafia, vorrebbero riuscire a coinvolgere qualche adulto nel Presidio, e a fare aderire il Comune in cui abitano ad Avviso Pubblico, un’associazione che riunisce tutti le istituzioni che scelgono di impegnarsi in modo specifico per la formazione civile contro le Mafie. Lo sta facendo iniziando anche solo semplicemente a leggere un articolo di giornale, o a comprare la bottiglia di vino giusta.

MASSY 33 ANNI.
LA RIBELLIONE
Massy ha scelto di essere punk quando era adolescente, era lo stile di vita che lo faceva sentire libero di essere veramente se stesso. Tutto gli sembrava vecchio ed inutile, tutto gli sembrava da superare, e non trovava niente in cui riusciva a riconoscersi e ad identificarsi. “È tutto così triste, è tempo di cambiare, voglia di andare oltre questo cielo nero”, dice una canzone che ascoltava sempre Massy, e non sapendo bene come riuscire a cambiare il colore del cielo, la sua prima risposta è stata costruire un altro mondo dove non era tutto nero, iniziando a colorare se stesso. La ribellione è stata la sua risposta a tutte le ingiustizie che vedeva, e per cui sentiva di non potere fare niente. Massy ha passato una vita dentro i Centri Sociali e le Case Occupate, per suonare la sua musica ed ascoltarla, conoscere e organizzare qualcosa di alternativo rispetto a quello che c’era fuori, divertirsi e stare insieme ai suoi amici, partecipare a serate di cinema o assistere a mostre d’arte. Dentro questi posti si sentiva libero di tirare fuori la sua creatività, e vedere venire fuori quella degli altri, in un ambiente sicuro, dove aveva la possibilità di sperimentarsi, senza il giudizio e il senso di oppressione che c’erano fuori.

Quella dei Centri Sociali e delle Case Occupate è una realtà profondamente frammentata, dove il denominatore comune è quello di essere contro. Contro la polizia, contro le istituzioni, contro la politica, contro l’economia, contro la Chiesa. Contro tutti, anche contro se stessi, perché anarchici e comunisti hanno pensieri e modi di agire profondamente diversi. L’odio e la rabbia si mangiano tutta l’energia ed il senso di giustizia profondo che questi ragazzi hanno dentro. La loro voglia di cambiare non riesce quasi mai a diventare la costruzione di qualcosa di positivo per gli altri. Massy dice che la vita diventa più facile se hai un nemico, qualcuno con cui prendertela ed a cui dare la colpa, una scusa per non capire e cambiare te stesso. Che con il tempo ha capito che le cose non puoi cambiarle dall’esterno, ma devi starci dentro ed iniziare a dare il buon esempio, perché se rimani fuori non puoi essere una minaccia. Perché il sistema gira da solo, anche senza di te. E il cielo continua ad essere nero.

EMANUELA 31 ANNI.
LA FIDUCIA
Quando Emanuela ha scelto di partecipare alla Biennale della Democrazia, ha pensato subito che sarebbe stato bellissimo farlo insieme ai ragazzi con disabilità mentale di cui si prende cura ogni giorno per lavoro. Secondo lei i suoi ragazzi hanno il potere di aiutare le persone a vedere le cose in un modo più semplice. A lei hanno insegnato che esistono a Torino dei luoghi della fiducia, degli spazi felici, dove è possibile essere pienamente se stessi. Come per esempio Cascina Roccafranca, il posto dove vanno a mangiare tutti i giorni. Una vecchia cascina ristrutturata che è diventata un centro culturale e ricreativo, dove oltre ad un ristorante con prezzi popolari, ci sono tanti spazi che permettono a tutti i cittadini che lo vogliono di incontrarsi e vivere momenti di socialità: corsi e laboratori di vario tipo, locali a disposizione delle associazioni e della cittadinanza, un’area dedicata per tutti i bambini, e tante altre cose. Cascina Roccafranca è un posto dove anche i ragazzi disabili di cui si prende cura Emanuela, possono sentirsi al sicuro, e trovare accoglienza in qualsiasi momento del giorno. Un posto dove, raccontano loro, le persone sono tranquille, non c’è nessuno che urla e che fa la faccia brutta, dove se hanno bisogno di qualcosa possono chiedere e trovare qualcuno che li ascolta, senza sentirsi trattati come degli scemi.

Emanuela dice che è una cosa semplicissima, che dovrebbe essere sempre così, solo che le persone le cose semplici spesso se le dimenticano, e rendono tutto un po’ più complicato e più triste. L’obiettivo della Biennale della Democrazia è proprio quello di trasmettere fiducia anche fuori dallo spazio felice, costruendo dei ponti verso la città. Per questo una volta al mese Emanuela si ritrova con una ventina di persone: rappresentanti di altre associazioni e gruppi, liberi cittadini, che stanno lavorando insieme per organizzare un evento per diffondere la fiducia nella società. La fiducia secondo Emanuela è così importante perché oggi c’è una totale sfiducia verso la cosa pubblica, e le persone oggi hanno bisogno di trovare luoghi dove possono trovare empatia e accoglienza. Questi spazi felici nascono secondo Emanuela quando ci sono dei cittadini che decidono di frequentarli in modo attivo, facendogli prendere vita con la loro partecipazione, creando automaticamente un senso di comunione. Sono posti dove ogni persona può portare se stesso per quello che è, dove viene valorizzata l’individualità nella comunità, e si va oltre il semplice individualismo che invece genera sfiducia e corruzione. Dove anche i suoi ragazzi possono diventare cittadini attivi, rendendosi conto che fanno parte di una comunità con cui possono confrontarsi alla pari, diventando in questo modo un po’ più grandi e più liberi. Facendo capire a chi li considera diversi, che le cose possono essere molto più semplici.

MARCELLO 29 ANNI.
IL SERVIZIO
Marcello si è avvicinato alla politica un passo alla volta, dopo un percorso che è durato qualche anno. Quando ha scelto di entrare in questo mondo ha stampato da internet lo statuto di diversi partiti, per scegliere in quale entrare. Oggi è un Consigliere di Circoscrizione e partecipa a tutte le sedute del Consiglio e alle riunioni delle diverse Commissioni, informandosi e leggendo prima tutte le delibere, per capire quale contributo può portare. Marcello racconta con orgoglio che conosce di persona tutti quelli che lo hanno votato. Quest’anno ha aperto uno Sportello per il Cittadino, uno spazio per mantenere il contatto diretto con le persone. Le ascolta, e poi prepara testi e interpellanze sui problemi della gente, e li presenta in Consiglio: un buco nella strada, la ricostruzione di un centro per gli anziani andato a fuoco, la realizzazione di un attraversamento pedonale in prossimità di un parco molto frequentato dai bambini. Sono alcuni dei problemi con cui la gente bussa alla sua porta, e che lui cerca di risolvere. È il suo modo per cercare di avvicinare la politica alle persone, mettendosi in ascolto e restando in contatto diretto con loro.

Per Marcello fare politica vuol dire prima di tutto mettersi a servizio della cittadinanza e della persona, ed è questo lo spirito con cui cerca di affrontare gli impegni e le responsabilità, Mettendo la persona prima della logica delle ideologie e della contrapposizioni. Per esempio, lui che è stato eletto per il Popolo della Libertà, non ha avuto problemi a votare progetti e delibere della maggioranza che non avevano un colore politico, ma mettevano al centro la persona e l’interesse generale. Secondo Marcello lo spazio per i giovani in politica c’è, il problema è solo che loro non hanno le competenze e gli strumenti per riempire questi spazi. Lui tante cose le ha imparate facendole, o confrontandosi con le persone che avevano più esperienza di lui, e adesso per aiutare altri ragazzi ad avvicinarsi a questo mondo, ha fondato l’associazione IES, Impegno e Solidarietà, con cui oltre ad operare in ambito sociale, organizza anche dei corsi di formazione politica. Perché Marcello vuole continuare ad essere a servizio della gente, e non vuole farlo da solo.