L'accoglienza possibile

Pubblicato il 16-04-2024

di redazione Unidialogo

Vito Fiorino e Maurizio Ambrosini all’Università del Dialogo

Parlare di fraternità umana significa affrontare il tema delle migrazioni, tema spesso divisivo e oggetto di profonde critiche e pregiudizi. La fraternità composta di scelte individuali e sociali può diventare un’occasione per definire un metodo e affrontare le grandi sfide della nostra società. Ne abbiamo parlato con Vito Fiorino, falegname e pescatore per passione, e Maurizio Ambrosini, sociologo delle migrazioni, nel corso dell’incontro dal tema “L’accoglienza possibile” svoltosi l’11 aprile scorso nei locali dell’Arsenale della Pace.

La storia di Vito dimostra che un gesto buono può dare una seconda opportunità a molte persone che hanno potuto ricostruire la loro vita grazie a lui: nel terribile naufragio del 3 ottobre 2013 in cui morirono 368 persone, quel giorno con la sua barca riuscì a salvarne 47. Quarantasette vite rinate.

«Mi ricordo di quella mattina presto – racconta Vito -. Con i miei amici non dovevamo essere in quel luogo, ci siamo trovati lì per caso; dopo la notte passata in barca a pescare, alle 6.30 abbiamo sentito delle voci. Non erano gabbiani, ma centinaia di persone disperate che chiedevano aiuto. Davanti alle grida di chi si aggrappava a tutto pur di sopravvivere, come potevamo voltarci dall’altra parte? La stupidità umana dovrebbe cessare davanti a situazioni così, ho visto una donna annegata con il suo bambino ancora unito dal cordone ombelicale... Eppure qualcuno quella notte ha ugualmente cambiato la rotta! Pensavo di aiutarne quattro o cinque perché la mia barca era piccola, poi ho cominciato a gettare il salvagente e ho capito che non potevo fermarmi: il numero non contava più. Mi hanno fermato al quarantasettesimo naufrago perché la barca stava per affondare. Il più piccolo aveva solo undici anni quando era scappato dall’Eritrea, vagando per due anni nel deserto. Ora è a Stoccolma, è sposato con figli e quando vado a trovarli lui mi chiama papà».

«Il caso sbarchi va inquadrato in un contesto più ampio - spiega Maurizio Ambrosini-. Non dobbiamo fare errori di comprensione e farci ingabbiare dalla narrazione sovranista. Non è vero che l’immigrazione sia in crescita esponenziale e consista solo negli sbarchi. Dal 2010 è stazionaria, dopo la crisi del 2008 non è praticamente cresciuta. I migranti regolari in Italia sono 5milioni e 300mila, gli irregolari sono 400/600mila, mentre i richiedenti asilo sono 400mila. La metà sono donne, per metà sono europei, i 3/5 provengono da Paesi di origine cristiana. Nel 2021 l’UE accoglieva meno del 10% dei rifugiati del mondo, mentre è stato fatto loro credere di essere invasi! La realtà è completamente diversa ma la maggior parte della gente non vuol convincersi da questi dati oggettivi e segue chi consapevolmente li diffonde. L’opinione pubblica europea credendo a questa falsa narrazione considera ormai l’Italia come il campo profughi d’Europa. Dobbiamo quindi fare un passo in avanti rispetto a questo, e dimostrare che è possibile accogliere: i quasi 5 milioni di profughi ucraini sparsi sul territorio europeo lo confermano».


Redazione Unidialogo


Incontro completo


Foto: Renzo Bussio
 

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