Avvenire: «Serve una pace del cuore per portarla nel mondo» Ernesto Olivero

Pubblicato il 08-04-2024

 

Olivero: i potenti rimasti a guardare.
Il fondatore del Sermig rivolge un appello ad ascoltare l'umanità senza voce schiacciata dal silenzio

La riflessione

«Serve una pace del cuore per portarla nel mondo»

C'è una frase che (mi risuona dentro che ho voluto condividere con i miei amici come augurio per la Pasqua: Dio continua a ri sorgere perché la speranza non muoia».
Sono le parole di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig.
«Oggi come ieri - scrive - è il senso più profondo di questa festa, ma anche della nostra fede, perché senza Risurrezione non ci sarebbe cristianesimo. non dobbiamo stancarci di ricordarlo! Soprattutto in questi momenti in cui ci sembra di vivere un paradosso: proclamiamo la vita e siamo circondati dalla morte, proclamiamo l'amore che da tutto sé stesso e siamo immersi in egoismi e disuguaglianze, proclamiamo la verità e facciamo i conti con menzogne e sotterfugi.
L'uomo è figlio di Dio, dovrebbe avere iI desiderio di aiutare i fratelli e in particolare i più deboli. Perché non accade? Non soccorriamo più i naufraghi, accettiamo guerre che uccidono bambini, malati, donne, anziani, ci distruggiamo reciprocamente, non ci fermiamo di fronte alla minaccia nucleare.
Sotto i nostri occhi scorrono continuamente immagini terribili e si aprono scenari sempre più drammatici». La mancanza di responsabilità dei potenti e chi «non riesce a far sentire la propria voce».
E aggiunge: «Ho un desiderio grande: che le religioni, le grandi religioni che riconoscono l'unico Dio, facciano un grande esame di coscienza, si uniscano e si spendano per la pace. Altrimenti il conteggio dei morti andrà avanti all' infinito e tanti innocenti moriranno ancora .
Dobbiamo diventare ancora più autorevoli nel crederci. Credo che sia il compito di ogni cristiano, chiamato ad essere amico della pace, con la propria vita, con la propria responsabilità.
Pace significa prima di tutto scegliere nel cuore un cammino di pacificazione con la propria storia, con le proprie ferite, con le persone che abbiamo a fianco. Poi, far entrare il mondo nella propria vita». Perché «la pace è vera solo se passa da opere di giustizia, se fa di tutto per combattere la fame, per dare cure e istruzione a chi non ne ha, se ha il coraggio di mettersi nei panni degli altri, di chi fugge dal proprio Paese, di chi vive sofferenze indicibili. Solo una pace che si fa carico delle ingiustizie è credibile. Non ne esiste un'altra.
Con il tempo ho capito che alla pace, quella vera, quella testimoniata da Gesù, si arriva solo con i fatti».

Ernesto olivero
AVVENIRE

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