Quando in chiesa si lotta

di Simone Bernardi - A piedi nudi, sul tatami, Douglas guarda tutti con sguardo serio e concentrato. Gli allievi, con il busto e la nuca eretti e le mani sui fianchi, si piegano lievemente in avanti e poi tornano in posizione eretta. C’è silenzio, come in un luogo sacro.

In via Almeida Lima, centro di San Paolo, c’è una cappella: poco più di 50 mq dedicati a Maria Aparecida, la statuetta d’argilla nera venerata come patrona dell’immenso Brasile. Conosciuta come la chiesa dei ferrovieri, oggi gli abitanti del quartiere la chiamano anche La Piazza.

4 anni fa, proprio con questo nome, i missionari del Sermig iniziarono a ridarle vita come punto d’incontro per i bambini, i giovani e le persone di ogni età: ogni mercoledì sera vi si prega, il sabato pomeriggio si gioca o si realizzano azioni per migliorare la vita del quartiere e, da qualche mese, ogni venerdì, si combatte. Si, avete capito bene, si combatte...

“Ne sono entusiasta! – racconta Daniela – Io e mio marito abbiamo conosciuto l’Arsenale della Speranza tramite la scuola in cui lavoriamo, ce ne siamo subito innamorati, ma siamo dei professori di judo... Come potevamo aiutare? Questa semplice domanda ha acceso lo sguardo di chi ci stava ascoltando ed è nata l’idea di iniziare le lezioni”. “Sapevamo – prosegue Douglas – che gli amici dell’Arsenale non avrebbero potuto procurarsi il tatami né i kimono, perché i quattrini li usano per aiutare quelli che combattono per un pezzo di pane... Allora ci siamo attivati noi. Un collega, che stava sostituendo la sua attrezzatura, ci ha donato il suo tappeto. Quanto è grande?, ci hanno chiesto dall'Arsenale. 50 mq.

Ma è esattamente la misura della cappellina! Per adesso, è l’unico spazio disponibile per iniziare quest’avventura”. E così, un venerdi di novembre, La Piazza è diventata anche una scuola di judo. João Vitor, 7 anni, l’ha scoperta per caso: “Passavo da qui con la mia bicicletta. Non ero mai entrato nella chiesetta. Daniela mi ha visto: Vieni a combattere con noi?. La cosa più bella è stato buttare giù Douglas, un armadio 10 volte più grande di me!”. In questi mesi, una quindicina di ragazzini sono usciti dai loro divani, o dalla strada, e sono entrati in contatto, attraverso prese e leve, con nuovi amici.

Nel judo si inizia e si chiude con un saluto rivolto al maestro. “Credo – conclude, sorridente, Douglas – che fare quest’inchino rivolti ad un altare e all'immagine della Madonna sia davvero un fatto inedito per il judo mondiale! Posso dire, letteralmente, che per noi è un’esperienza unica!”.

Simone Bernardi
OBRIGADO
Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

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