Sermig

Brasile: un anno di parrocchia

È già passato un anno da quando, il 27 febbraio 2016, abbiamo ricevuto la grazia di camminare insieme alla comunità parrocchiale di Nostra Signora di Casaluce, nel quartiere Brás, zona centrale della città di San Paolo. Dopo un anno, possiamo dire, serenamente, che la novità non siamo noi, ma continuano ad esserlo la Madonna di Casaluce e i suoi parrocchiani.

Non può che essere così per chi si propone ad essere animatore, fratello ed amico. Ogni parrocchia nasce con una storia, con una sua “personalità” e se la porta sulle spalle, nel proprio DNA, anche se le persone cambiano e se l’ambiente circostante si modifica o si trasforma radicalmente.

Un anno non è nulla. Quando un bambino compie un anno comincia a camminare e a dire malapena alcune parole. Ha ancora estremamente bisogno di mamma e papà per crescere, crescere, crescere... e quando compie 18 anni non può di certo dirsi adulto e maturo. La vita è così. Ci vuole tempo per sviluppare una personalità, per formare un carattere e consolidare delle idee autonome. Per una comunità parrocchiale non è molto diverso. Si costruisce con gli anni, mattone su mattone.

La parrocchia di Casaluce non ha bisogno di essere rifondata, mantiene intatta la sua “personalità” nonostante i grandi cambiamenti del quartiere in cui è nata. Tentiamo di essere più chiari: non è più la comunità nata dalla devozione popolare di quel gruppo di immigrati di Aversa che la fondò nel 1900, non c’è più nemmeno l’odore di quell’Italia tra le strade del quartiere. Al posto degli italiani, oggi ci sono i boliviani, gli uomini di strada, sono nate officine e negozi per la vendita di macchinari industriali e poi ci sono gli evangelici, un mare di chiese neopentecostali.

L’unico filo rimasto che lega Casaluce al suo passato è la storia di Padre Antonio Fusari – che negli anni 1970 trasformò la piccola cappella in parrocchia – l’ultimo depositario di quell’identità dei migranti italiani che ormai non ci sono più.

È rimasta la tradizione della Festa Italiana, la più antica della metropoli, ma è del tutto scomparsa la lingua, quella che si parlava seduti davanti alle case come in certi paesi del sud Italia. A pensarci bene, qualcosa d’italiano è rimasto ed è il nome con cui è venerata la Madonna, appunto... di “Casaluce”, casa della Luce. Sì, questa è la grande certezza: è rimasta Maria, lei non si dimentica di noi, quella Maria la cui effigie riproduce la Madonna nera di un’icona bizantina di “Colei che ci indica la via”, indica la Luce, suo figlio Gesù.

Questa è l’identità mariana di una “casa” che in un anno di presenza silenziosa di due sacerdoti della Fraternità della Speranza del Sermig non è cambiata, non deve cambiare, anzi si deve rafforzare, ravvivare, moltiplicare.
È quello che ci siamo detti domenica 26 febbraio, festeggiando questo primo anno di cammino insieme: “È stato un anno per conoscersi, il primo di tanti, perché per conoscersi, per guardarsi e scoprirsi... gli anni non sono mai abbastanza”. Una madre può forse dire di conoscere pienamente il proprio figlio? Rimarrà sempre un mistero, come Gesù per Maria.


Come dicevamo, Maria è rimasta e ci guida. Come possiamo “leggere” dalla sua icona, continua ad indicarci la strada di Gesù, il Suo Vangelo, la Sua misericordia che, se lo vogliamo, può diventare la nostra. Questa strada, a prima vista, non si vede o forse la possiamo intravedere in quell’invenzione della “realtà aumentata”* che per noi cristiani non è affatto una novità. Ne parlavamo in questi giorni con i bambini del catechismo: “Quando ci facciamo il segno della Croce entriamo in una realtà aumentata, quelle in cui vivono gli angeli e i santi, alla Presenza di Dio. Lì Gesù è sempre con noi. Entrateci spesso in questa realtà!”. È stato bello, pochi minuti dopo, ascoltare un ragazzino parlare con entusiasmo di questa scoperta ai suoi genitori.

Se la guida continua ad essere Maria, il Sermig e Casaluce avranno lo stesso obiettivo: quello di – in nome del Padre e con Isaia – dire a chi bussa alle nostre porte che “anche se ci fosse una donna che si dimentica del suo bambino, così da non commuoversi più per lui, io invece non ti dimenticherò mai (Is 49,15).

Forse siamo ancora nella fase della speranza, non siamo ancora capaci di dirci queste cose... ma in questo primo anno di cammino abbiamo visto che, anche se inconsciamente, lo desideriamo tanto! Desideriamo dircelo tra di noi che siamo parte della famiglia di Casaluce, desideriamo dirlo ai bambini e ai ragazzi che scoprono Gesù attraverso di noi, desideriamo dirlo a chi si sente solo, a chi è malato, a chi cerca speranza. Noi, come animatori, fratelli e amici di questa comunità possiamo solo incoraggiare e perseverare su questo cammino, puntando sulla misericordia di tutti. Maria e i suoi parrocchiani continueranno a essere i protagonisti della loro storia. Che Maria di Casaluce illumini il nostro camminare insieme per gli anni a venire.

* Per realtà aumentata si intende l'arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi.