Sermig

Il Sermig compie 50 anni


È un’occasione importante per riflettere, per rinsaldare i motivi dell’impegno e della speranza.
Più i tempi sono difficili, più sono tortuosi, più sento nel cuore la presenza di Dio.
Mi sento accarezzato da lui, vegliato, amato, perché non sto facendo il mio comodo, ma – oso pensare – quello che Dio vuole. “Affida al Signore la tua opera e i tuoi progetti avranno efficacia. Il Signore ha fatto ogni cosa per il suo fine” (Proverbi 16,3).

Il Sermig è opera di Dio. Solo Dio avrebbe potuto pensare una storia come questa, che mai avrei immaginato. Per rimanere storia di Dio, il Sermig deve rimanere semplicemente cristiano. E deve usare costantemente la saggezza per ricordare i momenti che hanno ostacolato e rallentato il suo cammino. “Ascolta Israele”, dicevano i nostri padri. E io dico a me, a noi: “Ascolta Sermig! Ricorda!”.
Ricorda la bellezza che hai visto, la bellezza che ha fatto diventare una storia, storia di Dio. Una storia che ha incontrato bontà e disponibilità. Dopo tanti anni penso ancora che diventare semplicemente cristiani sia l’avventura più bella della vita. Tutto quello che ho incontrato, il bene, il male, i successi, le vigliaccate, l’ho vissuto sempre in questa prospettiva. Per me è una certezza assoluta che mi fa dire con forza che ognuno di noi è prima di tutto un’anima, una persona. Non siamo bianchi o neri, del nord o del sud del mondo. Non dobbiamo essere catalogati per la nostra affettività, abbinati alle nostre sensazioni, tendenze o ideologie. Ognuno di noi è e resta prima di tutto un’anima, vale in quanto persona. Ognuno di noi è semplicemente un cristiano. Tutte le nostre sensazioni, le nostre fatiche sono la strada che Dio ha pensato per farci diventare santi. Con strumenti a portata di tutti: le beatitudini, la commozione per il ferito che incontriamo, il perdono per chi ci ha offeso, le parole di Gesù, il “Guai a voi” e “Beati voi”.

Gesù quando fa un dono, lo fa originale. Non vuole doppioni, fotocopie, qualcosa di riscaldato. Dio è novità! E ognuno di noi è una novità, il Sermig è una novità, con alcune caratteristiche che conosciamo bene: la spiritualità della Presenza, la restituzione…, e un’altra ancora, vivere ogni ruolo come servizio, non per sentirsi più importanti. Come nel corpo umano non esiste un membro superiore agli altri, così per noi davanti a Dio ha lo stesso valore pulire gabinetti o essere grandi oratori. Si può diventare anche cardinali o presidenti, senza per questo cambiare la nostra interiorità o sentirsi dei privilegiati.

Il mondo ci vuole portare lontano da Dio, vuole compiacerci e applaudirci solo se accettiamo di diventare spazzatura, compromesso, buio. Noi però non siamo del mondo, non dobbiamo confrontarci con lui, ma con il vangelo. Viviamo tra turbolenze continue, conosciamo il male che ci circonda, i limiti, l’egoismo. Il nostro è un mondo dove lo straniero è straniero ovunque, in ogni nazione, dove si continua a morire per professare la propria fede, i propri ideali. Eppure, non mi rassegno. Ho ancora il candore e l’ingenuità per pensare che la luce annulla il buio e che la nostra unica arma è diventare buoni. Solo la bontà farà ripartire il dialogo, solo uomini buoni sapranno smussare gli angoli, rendere il mondo una terra amica, costruire società fondate sullo stato di diritto, sulla dignità delle persone, sulla pace, sul rispetto del creato.

Abbiamo fatto tanta strada, altra ne faremo, ma dobbiamo rimanere poveri, disponibili, innamorati di Dio e del suo Regno.

Ernesto Olivero