In un'epoca in cui l'odio e le ingiustizie hanno superato ogni limite,
c'è bisogno che la saggezza bussi al cuore dell'uomo, per evitare
che il domani, che è già oggi, ci riservi tragedie impensabili.
C'è bisogno che il ragionevole dubbio ci metta in discussione
e ci aiuti a riconoscere gli errori del passato che hanno reso il
nostro mondo quello che è oggi.
Possiamo ancora sperare che la luce, fatta di atti di giustizia, di
perdono, di comprensione, di dialogo, annulli il buio.
L'Università del Dialogo nasce dall'esperienza del Sermig
per aiutare l'uomo del nord, del sud, dell'est e dell'ovest a capire
che solo dialogando, cioè accettando di cambiare qualcuna
delle proprie idee, si può modificare un presente intriso
di odio.
Nasce all'Arsenale della Pace di Torino e fonda i principi
della propria attività sulla storia di questo luogo-simbolo,
segno concreto per gli uomini e le donne del nostro tempo che desiderano
vivere in pace e vivere per la pace.
È l'università dei giovani, per giovani di
ogni colore, nazione, cultura, laici o credenti. È un cammino
di ricerca del senso della vita rivolto a tutti, con l'intento di
incoraggiare, soprattutto nelle nuove generazioni, l'impegno nell'affrontare
le grandi sfide dell'esistenza.
Ha una certezza:
la pace è vita. La pace vincerà se scegliamo di
dialogare.
Sceglie la pace fondata sull'amore, sulla giustizia, sulla
riconciliazione e sul perdono. Rifiuta la guerra, il terrorismo
di qualsiasi matrice e ogni ricorso alla violenza come strumento
per imporre la propria visione del mondo.
Crede nel dialogo e per questo lo sceglie:
· come unica strada degna dell'uomo per risolvere conflitti
e tensioni. Ogni persona, capace di autentico spirito di dialogo,
interroga e forma con lealtà, davanti a Dio, la propria coscienza;
· come stile di vita e metodo di insegnamento, autentico
segno dei tempi per la nostra epoca marchiata da ostilità
e ingiustizie, da malnutrizione e fame, da indifferenza, disprezzo
verso l'altro e noncuranza verso il creato. Attingendo al patrimonio
di esperienze, ricchezze culturali e spirituali maturate nella storia
dell'umanità, vuole essere una scuola che educa i giovani
a radicarsi nella verità, al rispetto reciproco e all'incontro
con chi è in ricerca. Si impegna nella promozione dei diritti
umani universali, nella convivenza tra popoli, culture e religioni.
Non accetta ghetti, discriminazioni, fondamentalismi e dittature
di qualsiasi provenienza e tipo.
Ricorda che il dialogo tra gli uomini nasce dal rispetto
delle convinzioni di fede, delle idee, delle libertà di ognuno.
Nasce dalla disponibilità a mettere in discussione, attraverso
il dubbio, il proprio punto di vista, dalla libertà di ragionare
senza condizionamenti, dal riconoscere le ragioni degli altri. Il
dialogo fa crescere e incontrare i popoli e le culture. Accoglie
il sapere delle scienze e lo vivifica col sapere personale, patrimonio
di vita vissuta.
È un'iniziativa permanente che si propone di contribuire
alla formazione delle nuove generazioni, incontrandole nei luoghi
dove diritti umani non rispettati e risorse naturali ed economiche
mal distribuite calpestano e violano la loro dignità.
Promuove la cultura della bontà e della condivisione.
La bontà impegna tutti: gente comune, intellettuali, imprenditori,
politici, artisti
a lavorare per il bene comune. La condivisione
delle capacità creative, intellettive, operative, del tempo,
della ricchezza costruisce un mondo più giusto e in pace
a partire dagli ultimi.
Lavora con i giovani per liberare l'umanità dall'assedio
dell'odio, dell'ingiustizia, degli egoismi, delle varie dipendenze.
Si impegna a difendere i bambini, speranza del futuro, da
ogni abuso fisico e morale.
Incoraggia le forme di espressione artistica, come la musica,
in quanto linguaggi universali capaci di far incontrare e dialogare
la gente senza barriere.
Favorisce la conoscenza e l'uso degli strumenti di comunicazione
più innovativi, presso i giovani del nord come del sud
del mondo, nella convinzione che tutti hanno diritto ad accedere
alle migliori risorse materiali e culturali. Impegna i giovani a
diventare capaci di condividere il sapere e a metterlo a servizio
di tutti senza egoismi.
Sostiene l'uso responsabile della scienza e della tecnologia
per lo sviluppo dell'uomo, con un'attenzione speciale ai più
deboli.
Considera l'economia, guidata da una saggia politica sociale,
uno strumento a servizio della persona, per far crescere il lavoro,
la cultura, il dialogo tra i popoli, la democrazia, la dignità
e le pari opportunità; un'occasione per globalizzare la solidarietà.
Si propone come segno concreto di speranza per le nuove
generazioni, contribuendo a realizzare il futuro a misura di donna
e di uomo. Attraverso il dialogo vuole promuovere la vita e la libertà
specialmente dove regnano dittatura, fame, sete, malattie e umiliazione.
Impegna un comitato "di saggi", scelti fra docenti,
relatori e testimoni dell'Università del Dialogo, a condividere
e diffondere i documenti e le iniziative dell'Arsenale della Pace
a sostegno del dialogo fra i popoli, soprattutto in difesa di quanti
soffrono a causa di violazioni dei diritti umani e di calamità
naturali.
È un'Università itinerante: cammina, si ritrova
e cresce in tutte le parti del mondo, segnatamente in quelle dove
è più vivo il bisogno di incoraggiare e di costruire
i percorsi della pace.
Chiede che l'ONU :
· acquisti credibilità e rappresentatività,
che abbia l'autorità morale e giuridica di fermare le guerre
perché si è preoccupata fin dall'inizio di rimediare
alle ingiustizie e alle sofferenze dei popoli;
· accresca la garanzia per tutti dei diritti umani universali,
delle libertà religiose e politiche;
· promuova la tutela delle minoranze;
· assicuri equilibri mondiali apportatori di pace e di sviluppo;
· abolisca il diritto di veto.
Si ispira al ricordo dell'amato cardinale Francois-Xavier Nguyen
Van Thuan, che attraversò la prova durissima della prigionia
e fu testimone forte e limpido delle Beatitudini del Vangelo e a
quello del carissimo ed esemplare amico Giorgio Ceragioli,
maestro che ci insegna ad aprirci alla mondialità e ad utilizzare
la tecnologia a servizio dell'uomo, soprattutto dei più miseri
e dimenticati.
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